Dal
francese arcasse,
a sua volta dal
lat. arca,
cassa, era il nome attribuito alla struttura
composta
di
tutti
gli
elementi
con
cui era realizzata la parte
estrema della poppa
delle navi maggiori
in legno del ‘600 e ‘700 e
che
verrà
abbandonata
con l’inizio dell’800 per le
sue deficienze strutturali.
Primo esempio di struttura prefabbricata di una nave, è un telaio la cui altezza si estende dalla chiglia al coronamento (l’orlo superiore dell’estrema poppa) e la cui larghezza è quella del suo elemento più influente, ma anche quello che ha poi determinato l’abbandono dell’arcaccia, il dragante.
Tale telaio era composto del dritto di poppa a cui veniva unito in croce, con incastro a mezzo dente e perni di tenuta, il dragante che nelle navi militari (di linea, così dette perché destinate a combattere in formazione con altre unità analoghe) era la soglia dei portelli di ritirata (quelli da cui la nave inseguita poteva fare fuoco). Il dragante aveva una sezione come quella della chiglia e una larghezza tipicamente pari a 2/3 la massima larghezza della nave. Presentava due curvature, una verticale per adeguarsi alla curvatura del primo baglio del ponte ed una orizzontale, più o meno accentuata in avanti per dare forma alla poppa della nave (forme più curve dell’arcaccia si diffusero con la metà del XVII sec.).
Proprio per il tipo di costruzione, con una forma spigolosa lungo il bordo della struttura, l’arcaccia caratterizzava le navi dalla poppa quadra (non a caso nel linguaggio italiano al posto di arcaccia si impiegava più il termine quadro di poppa). Si dovrà attendere all’incirca la metà del XIX secolo per l’introduzione della poppa tonda.
Le
estremità del dragante erano
unite alle alette
(dette
anche corniere),
elementi
curvi laterali assicurati
al piede (a circa 2/3
dell’altezza)
al dritto e controdritto (ciò
in
origine, successivamente le
alette erano impostate alla
struttura di
poppa della chiglia, così
da renderli inclinati verso poppa). Le alette erano unite anche al
forcaccio
di apertura,
l’ultimo forcaccio verso poppa (i forcacci erano i madieri a V delle
estremità dello scafo), a
sua volta incastrato al dritto e controdritto.
In
effetti, come le coste dello scafo, le alette erano formate da due
parti affiancate e sfalsate, l’aletta
e la controaletta
dalla
quale,
all’altezza
del dragante, si prolungavano
gli scalmi
o piedritti
dell’arcaccia.
Gli estremi superiori di quest’ultimi definivano
la maggiore altezza della poppa formandone
i due lati.
Tra
dragante e forcaccio di
apertura venivano poste più barre, anch’esse unite al dritto e
controdritto, dette barre
d’arcaccia,
di
minore spessore
e con
angolo più
chiuso procedendo
dall’alto
verso il basso.
Le
prime barre sottostanti il dragante potevano assumere specifici nomi
quali la
barra
del primo ponte
e
quella del maestro
cannoniere.
Tra
le barre e lateralmente a destra e a sinistra del dritto venivano
posti degli elementi di rinforzo detti riempitori
o guanciali.
Sulla
faccia superiore del dragante venivano incastrati gli scalmi
di poppa
costituiti da un bracciolo
inferiore, detto
scontro
o forma
della volta,
proprio
perché davano
la tipica forma sporgente
della
poppa e dallo scalmo vero e proprio.
Superiormente
al dragante era incastrata sempre
al
dritto
un’altra barra orizzontale che
oltre ad accrescere la resistenza della struttura costituiva
l’architrave
dei sottostanti portelli. Era
detta barra
dello scudo
(l’ornamento,
posto sotto
le finestre della camera del consiglio,
in cui era
posto
il
nome della nave),
anche
conosciuta
come
barra
alla cima
(l’estremità
del dritto).
Una
volta realizzata nei
suoi elementi principali,
l’arcaccia veniva sollevata e posta all’estremità posteriore della
chiglia.