HMS Inflexible la prima nave con illuminazione elettrica

HMS Inflexible fu una corazzata della Royal Navy costruita nel 1870 per operare nell’area del Mediterraneo, dotata di macchine a vapore insieme ad un armamento velico con 1.700 m² di velatura.

Varata nel 1876, per entrare in servizio nel 1881, era lunga 105 metri per 23 di larghezza, tecnologicamente all’avanguardia per poter competere con le corazzate della Regia Marina italiana tra cui il Caio Duilio e l’Enrico Dandolo.

Non avendo interessi per tali generi di navi ci soffermiamo su un suo primato importante, quello di essere stata la prima nave dotata di impianto di illuminazione elettrica.

L’illuminazione, che copriva la sala macchina, la zona delle caldaie ed alcune altre parti della nave, era ottenuta tramite gruppi ciascuno di 18 lampade ad arco di Swan disposte in serie. Ogni lampadina a era dotata di un meccanismo automatico di inserimento di una resistenza in parallelo in grado di garantire la continuità elettrica in caso di guasto. I gruppi inizialmente erano alimentati da una rete di distribuzione elettrica a 800 V in continua,ma dopo un incidente mortale di folgorazione la Royal Navy, nel 1882, adottò una distribuzione a 80 V in continua che divenne uno standard sulle navi della Marina inglese.

Fox e la prima traversata atlantica a remi del 1896

Il 2 agosto 1896 una piccola imbarcazione a remi con due uomini a bordo entra nel porto di Le Havre in Francia. Sembra una delle tante barche della costa, che in una bella giornata estiva, ritorna dalla pesca. I due uomini dopo aver dato volta a una bitta sul molo scendono a terra. Non sappiamo cosa fecero appena sbarcati, ma sappiamo dai giornali dell’epoca che i due avevano attraversato l’Atlantico.

L’impresa era stata pensata dall’irlandese Richard K. Fox, proprietario della rivista americana The National Police Gazette, una rivista molto chiacchierata di sport e di gossip con particolare attenzione alle bellezze femminili dell’epoca. I due marinai erano pescatori norvegesi, naturalizzati americani Frank Samuelson di 26 anni e George Harbo di 32 e il Fox una barca in fasciame clinker di 18 piedi di lunghezza per 5 di larghezza ed appena 51 cm di bordo libero, costruita, sotto la supervisione di Harbo, per 289 dollari (circa 9000 dollari al 2020) in un cantiere del New Jersey, dove i due vivevano.

Fonti accreditate riportano che l’editore sostenne una parte dei costi dell’impresa, oltre a farne pubblicità sulle pagine della rivista. Non a caso la barca portava il suo nome.

La dotazione di bordo consisteva di 5 paia di remi, ben 240 scalmi, bussola, sestante e almanacco, un’ancora galleggiante, un salvagente, 24 fuochi, acqua in diversi contenitori per circa 300 lt, 2 lattine di cherosene da 22 lt ciascuna, un fornellino, una padella, posate, olio, coperte, gallette, carne in scatola, uova.

Samuelson e Harbo, sotto lo sguardo di una folla di accorsi, salparono il 6 giugno da The Battery Park sul fiume Hudson nel quartiere di Brooklyn a New York e, dopo aver seguito la scia dello yacht a vapore di un socio del Police Gazette, presero il largo sparendo all’orizzonte. Giungeranno 55 giorni dopo all’isola di Scilly, a sud ovest della Cornovaglia in Inghilterra, e da lì altri due giorni per giungere a Le Havre, la meta finale.

Durante il viaggio affrontarono vento, pioggia, l’affaticamento muscolare provocato da una voga incessante, il pericolo degli squali e i morsi della sete e della fame quando il 10 luglio un’onda fece capovolgere la barca, che riuscirono a raddrizzare per la presenza di un corrimano voluto da Harbo sull’opera viva, perdendo buona parte dei viveri. Fortuna volle che pochi giorni dopo furono avvistati dalla nave norvegese Cito che li rifornì di nuovo cibo permettendo così di riprendere la voga verso l’Europa.

Come è accaduto per altre straordinarie imprese, successivamente circolarono notizie risultate non vere, allo scopo di avvolgere di leggenda un’impresa che comunque fu straordinaria. Tra queste quella che riportava di un premio di 10000 dollari (equivalenti a 310.000 dollari al 2020) o quella in cui si raccontava che il piroscafo, che riportava in America Frank, George e Fox, in prossimità della costa americana, per vento a sfavore, si trovò a corto di combustibile. Il capitano ordinò che venisse dato tutto quanto era combustibile per alimentare la caldaia. I due, rifiutandosi di consegnare la loro barca, chiesero di essere calati fuoribordo. Così remarono per 200 miglia giungendo a Sandy Hooke, nel New Jersey dove informarono le autorità della necessità di assistenza alla nave.

Non si sa qual’è stata la fine dell’originale, ma nel 1974 il Smithsonian Institution, un istituto di istruzione e ricerca con annesso grande museo, incaricò il 91enne Harold Seaman, figlio dell’originario costruttore, di realizzare una replica del Fox, varata l’anno successivo, oggi in mostra presso uno yacht club del New Jersey.

Un nuovo tentativo di attraversamento dell’Atlantico avvenne nel 1966, settant’anni dopo, quando due britannici, Chay Blyth e John Ridgway, salparono da Terranova per arrivare in Irlanda 92 giorni più tardi, dopo aver superato onde di 15 metri, uragani e squali durante il lungo percorso. Successivamente altri equipaggi si sono cimentati in tale sorta di sport estremo, ma solo nel 2010, dopo 114 anni, 4 vogatori su Artemis Investments hanno battuto il record dei due norvegesi attraversando l’Oceano Atlantico, da New York all’isola di Scilly in 43 giorni, 21 ore e 26 minuti. Ma il record per due persone che vogano attraverso l’Atlantico appartiene ancora a Harbo e Samuelson.

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