equazione del tempo

L’esigenza di determinare la longitudine in mare, la rapida crescita delle ferrovie e l’introduzione del telegrafo hanno dato un forte impulso alla sostituzione del tempo solare vero, letto alle meridiane, il tempo apparente del sole sulla volta celeste, con il tempo medio scandito dagli orologi. Il passaggio, avvenuto lentamente nel corso di oltre due secoli, è stato reso possibile anche grazie alla determinazione della relazione intercorrente tra i due tempi, relazione conosciuta come equazione del tempo.

lanterna di Argand

Quando ci si ritrova a immaginare gli ambienti interni di un veliero o di una nave passeggeri anche dell’800 non teniamo conto dell’illuminazione, un elemento che se trascurato ci impedisce di comprendere le difficoltà che dovevano affrontare a bordo marinai e passeggeri. E che dire dei fanali di navigazione o più in generale dei segnali luminosi necessari alla sicurezza in mare? Una importante tappa nell’evoluzione dell’illuminazione artificiale, prima della diffusione della luce elettrica, è rappresentata dall’invenzione della lampada di Argand.


Faro di Thridrangar

Þrídrangaviti, in lingua islandese, è probabilmente il faro più isolato al mondo, arroccato in cima a un pilastro roccioso di origine vulcanica, sotto cui imperversano le selvagge e fredde onde del Nord dell’Oceano Atlantico.

Situato a 8 miglia dalla costa meridionale dell’Islanda, nella posizione 63° 29.3´ N – 20° 30.8´ O, sulla più alta di tre rocce (in realtà sono quattro ma una non è mai stata denominata), tale è il significato del nome, fu eretto nel 1939 dopo che un gruppo di esperti scalatori (un’attività tipica islandese è quella di raccogliere le uova sulle alte scogliere marine) aveva creato un percorso di salita per operai, materiali ed attrezzi.
Considerando le tecnologie dell’epoca l’impresa ha dell’incredibile e bisognerà attendere molti anni per accedervi con l’elicottero, che comunque rimane un’operazione delicata date le condizioni climatiche. Più che le parole sono le foto che danno un’idea di un luogo così impervio.

Il faro, uno dei 180 presenti lungo le coste dell’Islanda, è ancora attivo, identificato da codice L4802, con la lanterna posta a 34 m sul livello del mare e una caratteristica luminosa indicata sulle carte come segnale morse, lettera N a luce bianca con periodo di 30 s e portata di 9 miglia.

L’ultimo intervento di manutenzione risale al luglio del 2015 durante il quale gli operai, giunti in elicottero, rimasero un giorno e una notte riferendo poi di aver notato in mare il nuoto di orche marine.

Dunedin, 1882, prima nave frigorifera della storia

Il Dunedin (pron. deneeidin) è stata la prima nave frigorifera (reefer ship) ad aver trasportato un carico completo di carne refrigerata su una lunga tratta, dalla Nuova Zelanda all’Inghilterra.

Clipper di 240 piedi (73 m), a tre alberi a vele quadre (tipo nave come l’Amerigo Vespucci. In ingl full rigged), fu costruito in Scozia e varato nel 1874, di 1.320 tonnellate, progettato per trasportare 400 passeggeri. Quello stesso anno compì il suo primo viaggio da Londra alla Nuova Zelanda in 98 giorni.

Dopo altri sei viaggi su tale tratta, nel 1881 fu trasformato per il trasporto refrigerato mediante una delle prime macchine di refrigerazione appositamente realizzata per applicazione marina, su processo ad espansione d’aria della inglese Bell-Coleman. Nell’insieme le caratteristiche del veliero non cambiarono tranne quella di mostrare val centro nave un fumaiolo, necessario al funzionamento a carbone dell’impianto, che dava l’impressione a distanza di essere una nave a propulsione mista.

Giunse in Nuova Zelanda alla fine di novembre del 1881 e dopo alcuni imprevisti tecnici, salpò il 15 febbraio 1882 con un completo ed unico carico di carne fresca e burro alla volta dell’Inghilterra dove giunse dopo 98 giorni durante i quali il coraggio e la capacità del comandante avevano scongiurato il rischio di una perdita del carico.

La carne fu venduta subito ed apprezzata tanto da avere elogi anche dal quotidiano The Times che sottolineava l’impresa come inimmaginabile solo alcuni giorni prima.

Il Dunedin effettuò altri nove viaggi poi nel febbraio 1890, salpò dal porto Oamaru nel sud della Nuova Zelanda insieme alla gemella Marlborough. Dopo essere state avvistate il 19 marzo, delle navi non si seppe più nulla, probabilmente per collisione con un iceberg.

Per approfondimenti consultare l’articolo sulla storia delle Navi frigorifere

I Modelli della Royal Navy

Nel corso dei secoli i modelli di navi hanno avuto le funzioni più varie, da quelle votive e commemorative, a quelle decorative e non ultime ad uso tecnico/scientifico.

Durante il ‘600 e per la prima parte del ‘700 i modelli erano impiegati dalla Royal Navy negli incontri con il committente durante i quali venivano illustrate le scelte progettuali. Questo è almeno uno degli usi che gli studiosi considerano possibile, così come lo ha ipotizzato il pittore inglese John Seymour Lucas (1849-1923) nel dipinto “A New Whip for the Dutch”, visibile al Victoria & Albert Museum di Londra. La scena, che l’artista immagina si svolga negli anni della seconda metà del ‘600, consiste in un gruppo di uomini, intorno a un tavolo su cui è visibile un modello di nave e alcune tavole di disegno. Dal titolo dell’opera l’argomento tratta della realizzazione di navi in grado di sconfiggere (whip è frusta) la flotta olandese, all’epoca dominatrice dei mari. Seduto con il mento appoggiato sul palmo della mano è Samuel Pepys (1633-1703), alto funzionario del Ministero della Marina inglese, colui che deve valutare le proposte.

Facendo un raffronto con le tecniche odierne di presentazione il modello era quello che oggi è il 3D rendering, un mezzo comunicativo realizzato al computer, utile anche nella didattica, allora come oggi, come riporta Samuel Pepys nei suoi famosi diari.

In verità, gli elevati costi e lunghi tempi necessari alla loro realizzazione fanno più pensare all’uso simbolico dei modelli, curati nell’estetica e di alto valore artigianale, o per una presentazione di una tipologia di unità navale piuttosto che a una rappresentazione in scala di un nuovo progetto.

Occorre ricordare che il Seicento fu un periodo in cui si poneva particolare attenzione più agli aspetti ornamentali che a quelli funzionali. E’ l’epoca del barocco. Non a caso le poppe delle navi erano notevolmente decorate, attentamente riprodotte nei modelli, non certamente vantaggiose per le proprietà nautiche.

Quando lo zar Pietro il Grande, nel 1697, lasciò l’Inghilterra, dopo aver trascorso un periodo in visita ai cantieri navali, in previsione della costituzione della prima Marina Russa, ebbe in dono alcuni modelli oggi visibili al Museo Marittimo della Russia.

I modelli della Royal Navy, oggi conosciuti come Navy Board Ship Models, avevano la caratteristica di fornire una visione anche dei volumi interni con la relativa struttura (da cui il termine open-framed models) ottenuta limitando o eliminando il fasciame. La maggior parte di Ship Models realizzati dalla Royal Navy è oggi conservata al Royal Museums Greenwich che possiede la più vasta collezione di modelli al mondo, oltre 4500.

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