Anello equatoriale, uno dei primi strumenti astronomici

Nel V sec a.C. lo gnomone, dal greco “colui che giudica”, era probabilmente l’unico strumento disponibile per studiare i movimenti del Sole e per indicare, nelle meridiane, l’ora durante il giorno.

Nella periodicità dei movimenti dell’astro gli astronomi avevano potuto riconoscere le posizioni dei solstizi e degli equinozi, ma come fare con uno strumento così elementare a misurare gli istanti in cui tali fenomeni avvengono per poterne comprendere la ciclicità? I solstizi d’estate e d’inverno corrispondono rispettivamente ai momenti in cui la declinazione del Sole è massima o minima e ciò accade, nel luogo di osservazione non necessariamente a mezzogiorno, anzi il fenomeno potrebbe anche non essere osservato potendo verificarsi durante il corso della notte. L’unico modo allora disponibile era quello di eseguire la misura dell’ombra alla culminazione del Sole per più giorni consecutivi e poi eseguire un’interpolazione dei valori rilevati. A questo si devono aggiungere alcuni ulteriori ostacoli all’accuratezza nella individuazione degli istanti di accadimento dei fenomeni celesti: l’ombra dello gnomone non è certo il massimo della precisione non avendo contorni netti e al solstizio la declinazione del Sole varia di appena 10′ in 6°-7° di spostamento dell’astro corrispondente all’arco di tempo di una settimana (ogni giorno il Sole si sposta di circa 1°). Non a caso Il termine solstizio deriva dal latino solstĭtĭum, composto da sōl – Sole, e sistĕre – fermarsi.

Dovendo riconoscere la periodicità del ciclo solare (quello che è noto come anno tropico o anno solare, cioè il tempo impiegato dal Sole per tornare nella stessa posizione vista dalla Terra, cioè il ciclo delle stagioni), era meglio osservare gli equinozi durante i quali la declinazione del Sole è più rapida (circa 24′ in un giorno). Tolomeo nel suo Almagesto ci fornisce informazioni sugli strumenti adoperati. Per una maggiore precisione dell’ombra descrive un particolare quadrante per la misura dell’altezza del Sole, mentre per il rilevamento degli equinozi fa riferimento ad un anello, che attribuisce a Ipparco, opportunamente inclinato e orientato, la cui ombra è tipicamente un’ellisse, assumendo la forma di un segmento solo in corrispondenza degli equinozi.

Ashley, l’autore del più famoso libro di nodi

Clifford Warren Ashley (1881 – 1947), artista americano, oggi conosciuto come l’autore della più nota e completa opera sui nodi, The Ashley Book of Knots (1944).

Luogo di nascita e passione per il disegno hanno certamente influito sulla vita di Ashley. Nato a New Bedford, nello stato nordamericano del Massachusetts, un porto della costa orientale dalla particolare storia marinara, non a caso luogo di ambientazione del Moby Dick di Herman Melville, Ashley fin dal liceo manifestò la passione per il disegno tanto da frequentare diverse scuole d’arte formandosi illustratore, un’attività che svolse fin da giovane per importanti riviste americane.

Nel 1904 ebbe l’incarico, dalla famosa rivista Harper’s Monthly Magazine, di scrivere ed illustrare un articolo in due puntate sulla caccia alle balene, un’attività ancora svolta a New Bedford all’inizio del XX sec. .

Nell’agosto di quello stesso anno Ashley si imbarcò sul brigantino a palo Sunbeam per sei settimane durante le quali fece fotografie e disegni della vita e delle attrezzature di bordo. Gli articoli pubblicati ebbero un meritato successo.

Nel 1925 fu pubblicata da una rivista di Storie di mare una prima breve raccolta di nodi dal titolo The Sailor and his knots in cui emerge il suo stile di illustratore e di attento osservatore, due caratteristiche che si ritrovano in altri due testi sulla caccia alle balene praticata tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900: The Yankee Whaler (1926) e The Whaleships of New Bedford (1929).

Il suo lavoro più importante, noto con l’acronimo ABOK, tradotto in molte lingue (Il Grande libro dei nodi), è il risultato di 40 anni di ricerche e sperimentazioni, 11 di stesura per 620 pagine, con circa 7000 disegni per oltre 3800 nodi di cui alcuni da lui inventati. In particolare un nodo di giunzione, indicato semplicemente come #1452 che altri denomineranno nodo Ashley, quale riconoscenza per aver prodotto uno dei migliori nodi del suo genere, valido ancora oggi con i moderni cavi.

Marsili, autore del primo trattato di oceanografia

Dovendo condensare in poche righe la vita del bolognese Luigi Ferdinando Marsili (o Marsigli) (1658 – 1730), si può dire che fu un viaggiatore particolarmente attento a quanto osservava, spinto da un desiderio di conoscenza che lo porterà ad interessarsi, con metodo scientifico, di geografia, etnologia, idrologia, che trasferì in numerose opere.

Per fornire una pur sommaria idea dell’ampiezza dei temi trattati si rammentano due opere: Histoire physique de la mer (1725), derivato dalle ricerche sui fenomeni del mare effettuate in Francia sulle coste provenzali, negli anni 1706-1708, considerato il primo trattato scientifico di oceanografia e Bevanda Asiatica, brindata, in cui viene trattato l’uso del caffè come bevanda e non come medicinale.

Nel 1711 fondò a Bologna l’Istituto delle Scienze, un luogo di studio e sperimentazione nell’ambito della storia naturale, che si unirà all’Accademia degli Inquieti, oggi Accademia delle Scienze presso l’Università di Bologna.

Dal 1930, in occasione del secondo centenario della morte di Marsili, la sua vasta collezione entrò a far parte dell’omonimo Museo allestito nella Biblioteca Universitaria di Bologna.

In onore dello studioso, il più imponente vulcano sottomarino europeo, presente nei fondali del Mar Tirreno Meridionale, è stato nominato Marsili.

magnetismo e bussole, prima di Gilbert

La bussola ha consentito all’uomo di navigare con più sicurezza e di attraversare gli oceani, ma i meccanismi fisici del suo funzionamento furono compresi molto più tardi, con innovazioni nel campo della fisica e dell’ingegneria elettrica. Un importante contributo è stato quello dello scienziato inglese William Gilbert (1544-1603).

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