Squadra zoppa e la misura della velocità di una nave

Squadra zoppa

Squadra zoppa – Particolare solcometro, probabilmente di origine olandese, costituito da tre aste disposte secondo un triangolo rettangolo in cui l’ipotenusa poteva ruotare intorno a un perno per adattare la squadra all’altezza dalla superficie dell’acqua.

Dal vertice O veniva osservata un’onda o una spuma passare successivamente sotto le visuali OAC e OBD in corrispondenza dei prolungamenti del cateto verticale e dell’ipotenusa rispettivamente. Dal conteggio dei passaggi per un periodo di 30 secondi (corrispondente a 1/120mo di ora), fornito da un apposito orologio a sabbia (clessidra), si ricavava la velocità della nave. L’inclinazione dell’asta di ipotenusa veniva stabilita in maniera che la lunghezza del tratto di misura sull’acqua fosse sottomultiplo di 1/120mo di miglio (15,4 m). La regolazione, effettuata solo una volta per quella nave, avveniva misurando prima l’altezza dall’acqua del vertice O quindi si posizionava l’inclinazione in base alle graduazioni sulle aste dei cateti. Il principio comunque è quello della similitudine dei triangoli OAB e OCD per cui a un ben definito valore di CD corrisponde una sola inclinazione dell’asta. Per poter avere valori dell’angolo al vertice O tali da consentire un’agevole lettura, CD veniva assunto pari a 1/10 di 15,4 m. In tal caso se nei 30 sec l’addetto alla misura (“al contar il camino”) osservava 35 passaggi, la nave procedeva a 3 nodi e mezzo.

Lo strumento è descritto nel libro Introduzione all’Arte Nautica del 1715 pubblicato a Venezia da Girolamo Albrizzi che ne consiglia l’uso come preferibile rispetto alla “passeretta”, più nota come barchetta, che comunque prevalse anche perché permetteva misure pure in assenza di luce.

Fregata

Fregata

Il termine “fregata” (in spagnolo e portoghese: fragata; olandese: fregat; francese: frégate; inglese: frigate) nacque nel Mediterraneo alla fine del XV secolo, a indicare una modesta nave da guerra tipo galea con remi e vela, costruita per la velocità e la manovrabilità. L’etimologia della parola rimane incerta, probabilmente discende dal latino aphractus, una piccola galea non pontata, a sua volta derivata dall’aggettivo greco ἄφρακτος (aphraktos), non difeso per cui aphraktos naus era una nave aperta, indifesa.

Successivamente, durante la guerra degli ottant’anni (1568-1648), nota anche come rivolta dei Paesi Bassi, contro il dominio spagnolo, a Dunkerque, porto nord orientale della Francia, al confine con il Belgio, base dei corsari favorevoli alla corona spagnola, furono costruite unità a vela di media grandezza, generalmente a due ponti (che conferiva una tipica sagoma lunga e bassa) attrezzate a nave, veloci e maneggevoli, ma con una relativamente bassa potenza di fuoco, con cui i corsari al soldo della Spagna assalivano i mercantili francesi, olandesi e inglesi. A tali navi da guerra fu assegnato il nome di fregata.

Con la Guerra dei Sette anni (1756–63), il primo conflitto mondiale della Storia, il termine fu assunto definitivamente a indicare navi da guerra con armo a nave, inferiori come potenza di fuoco, ma più veloci delle “navi di linea” a tre ponti, i vascelli. Le bocche da fuoco erano poste in un’unica fila sottostante la coperta ed altre in corrispondenza delle sovrastrutture di prua e di poppa. Impiegate come esploratori e di scorta ai convogli mercantili.

Con l’avvento della propulsione a vapore nel sec. 19° le fregate furono dotate, oltre che della velatura tradizionale, del nuovo sistema di propulsione. Fu coniato così il termine pirofregata (in ingl. steam frigate).

Esempi famosi sono:
fregata francese Hermione, varata nel 1779, nota per aver trasportato il generale francese Lafayette negli Stati Uniti nel 1780 in qualità di emissario dell’alleanza franco-americana nella rivoluzione contro l’Inghilterra;
fregata Fama, della Marina Veneta, varata nel 1784 dall’Arsenale di Venezia;
fregata USS Constitution, varata nel 1794, la più vecchia nave al mondo ancora galleggiante;
pirofregata Borbone, costruita a Castellammare di Stabia e varata nel 1860, della Real Marina delle Due Sicilie, passata ai Garibaldini nel settembre 1860, assumendo il nuovo nome di Garibaldi.

l’invenzione della ruota del timone


Il timone in posizione centrale comparve nel medioevo, in sostituzione di quello laterale legato all’origine della navigazione. In età rinascimentale l’evoluzione nella costruzione navale permise la sostituzione delle sottili galee con navi più alte di bordo e di maggiore dislocamento, capaci di trasportare merci ed armi da fuoco, ma rendendo impegnativa la manovra dell’organo di governo che rimane più o meno la stessa fino all’inizio del Settecento con l’invenzione della ruota del timone, il primo efficace sistema indiretto di demoltiplica dello sforzo necessario a governare la nave. Passeranno altri 150 anni, con l’avvento del motore a vapore, per assistere ad una ulteriore importante svolta nel governo di una nave.

Alfredo Baistrocchi e il suo Elementi di Arte Navale

Elementi di arte Navale di Baistrocchi Alfredo (1875-1954). Entrato in marina giovanissimo, partecipò a numerose operazioni militari assumendo ben presto il comando di unità navali in cui dimostrò doti di stratega e di diplomazia. Fu per tale ultima qualità che la marina lo scelse come rappresentante negli incontri internazionali tra cui la conferenza sul Regolamento per la protezione dei traffici marittimi che si svolse a Corfù nel maggio del 1917, durante la quale fu adottata la tattica dei convogli navali per contrastare la minaccia subacquea degli U-Boot tedeschi che avevano fino ad allora procurate alte perdite all’Intesa. Grazie all’esperienza di Baistrocchi, molto apprezzata dall’ammiraglio francese Froget, noto esperto in arte navale del tempo, l’Italia fu in grado di proteggere il naviglio mercantile, evitando così un maggiore razionamento delle materie prime e dei prodotti di prima necessità che avrebbe sicuramente cambiato le sorti della Grande Guerra. Sulle vicende della difesa dei traffici durante la prima guerra mondiale Baistrocchi stesso scrisse un volume: Un periodo della grande insidia (Tripoli 1920).

Baistrocchi è comunque conosciuto anche e forse di più, per la sua intensa attività didattica avendo insegnato a più riprese presso l’Accademia navale di Livorno, e come autore di due trattati ad uso dei giovani ufficiali sull’attrezzatura e sull’arte navale: Elementi di attrezzatura e manovra navale, Livorno 1907; Elementi di arte navale, 1921; (3 ediz. 1934, con prefaz. dell’ammiraglio Thaon di Revel), adottati anche nelle accademie e nelle scuole di marina della Spagna e dell’America meridionale.

Lasciata la marina nel 1928, con il grado di ammiraglio, Baistrocchi nel 1935 fu presidente del Registro italiano navale e aeronautico, favorendo la collaborazione tra gli Stati nel campo della sicurezza in mare. Nel maggio del 1939, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, un congresso riunì a Roma i delegati degli otto registri navali operanti nel mondo, i quali raggiunsero importanti intese di collaborazione tecnica internazionale per accrescere la sicurezza della vita umana in mare che sarebbero state riprese dopo il conflitto.

Scaricabile dal nostro sito un Estratto del volume.

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