Strumenti per carteggio nautico

Il tracciamento manuale sulle carte nautiche dei rilevamenti e delle rotte è facilitato da strumenti di disegno di varia forma, comparsi nel corso degli ultimi 200anni, tutti derivati da quelli che sono le attrezzature di base, la riga e il cerchio graduato. L’unico strumento di disegno che non ha subito variazioni è il compasso. L’introduzione di nuovi attrezzi si rese necessaria per rendere più veloce e preciso il tracciamento sulle carte, quello che gli inglesi chiamano brevemente plotting.
Oggi, con l’avvento delle carte elettroniche e dei sistemi di posizionamento satellitare, carteggiare sembra necessario solo all’esame di patente.

Alle suddette attrezzature di base, verso la fine del ‘700 fece la comparsa sulle navi la riga parallela con cui si poteva eseguire più rapidamente il trasporto di una rotta o di un rilevamento, operazione base del carteggio.
In effetti l’invenzione originaria della riga parallela, datata 1584, fu del matematico italiano Fabrizio Mordente (1532-1608), meglio noto per un altro suo strumento, il compasso ad 8 punte, un particolare compasso appartenente alla classe dei compassi proporzionali o di proporzioni che, basandosi sulle proprietà dei triangoli, permisero di compiere, a partire dalla fine del ‘500, le prime operazioni matematiche, dalle radici quadrate al calcolo delle circonferenze.
La parallela, composta da due righe unite da due bracci (o tre per i modelli più grandi) che ne permettono l’avvicinamento o l’allontanamento mantenendole parallele, venne migliorata con l’aggiunta lungo il bordo di una scala goniometrica, facilitando così la lettura di rilevamenti e rotte. Una tale semplice idea venne a un capitano di marina inglese William Andrew Field (1796?-1871) che a poco più di 30 anni aveva lasciato la vita di marinaio per quella di contadino in una campagna della costa del Galles. Nel febbraio del 1833, mentre era intento al lavoro nei campi vide una nave incagliata sul basso fondale oltre la scogliera di protezione della sottostante spiaggia, con lo scafo spezzato in due, gli alberi divelti e le onde che si frangevano sul relitto e i suoi occupanti. Non si perse di coraggio; si tuffò nell’acqua gelida seguito poco dopo da due volontari. Fecero più volte il tratto agitato di mare tra la scogliera e il relitto riuscendo a portare a terra le 18 persone di bordo, tra marinai e passeggeri, di quello che rimaneva della nave, il brigantino siciliano Felicita. Purtroppo 4 di esse non sopravvissero per le ferite provocate dagli urti sulla scogliera. Due anni dopo Field e i due volontari ricevettero una medaglia d’argento dalla RNLI (Royal National Lifeboat Institution).

Una variante di riga traslabile parallelamente sulla carta è il modello “a rulli” (in ingl. Rolling Parallel Ruler) la cui invenzione è antecedente (1771) a quella di Field, accreditata all’inglese A. George Eckhardt (1740-1810) che la ideò per l’impiego nel disegno tecnico.

Altro strumento da carteggio fu lo staziografo (in ingl. station pointer), inventato nel 1801 da Joseph Huddart (1741-1816), idrografo e ingegnere inglese, all’epoca apprezzato anche per aver perfezionato le tecniche di fabbricazione dei cordami di marina, impiegato sulle navi (specie in attività idrografiche) per determinare il punto nave con due differenze di rilevamento di tre punti cospicui (un tempo il metodo più preciso per la determinazione del punto nave nella navigazione costiera). La tracciatura sulla carta veniva resa più sicura e soprattutto veloce (la tracciatura avviene con nave in movimento) usando proprio tale attrezzo di disegno costituito da un cerchio graduato fornito di tre aste o braccia di cui la centrale fissa, mentre le laterali possono essere ruotate mediante viti micrmetriche con cui impostare i due valori Δα.
Posizionato lo staziografo sulla carta (come da schema), con la punta di una matita in un foro, di cui è fornito il centro del cerchio graduato, ovvero mediante un bottoncino a molla corredato di matita, veniva segnato il punto nave.

Quando divenne matura la tecnologia della plastica con prodotti stabili (nelle dimensioni e nei segni), sicuri (la celluloide, il primo esempio di plastica, nata nella seconda metà dell’800, era facilmente infiammabile), trasparenti per consentire la coesistenza di righe e goniometri in un unico strumento di tracciatura, furono ideati diversi attrezzi, di cui il più noto è la squadretta nautica (in ingl. navigation protractor triangle), più diffusa da noi e meno tra gli anglosassoni che hanno preferito le parallele. La squadretta nautica (disponibile a coppia per gli spostamenti paralleli) ha la forma di un triangolo isoscele con angoli di 45°. Il lato più lungo, l’ipotenusa, è la linea di tracciamento con una scala graduata in mm, mentre sul corpo trasparente è visibile un goniometro a semicerchio la cui scala graduata in gradi si estende fino ai cateti per permettere le misure angolari sulla carta. In Italia sono le uniche attrezzature (oltre al compasso) richieste per sostenere gli esami di patente nautica per vela e motore.

Oltre alle squadrette sulle imbarcazioni da diporto (specie quelle francesi) si possono trovare dei regoli, sempre in materiale plastico trasparente, di più facile impiego (comunque meno precisi) tra cui il regolo Cras, dal nome dell’inventore, il francese Jean Émile Paul Cras (1879-1932) che lo ideò intorno al 1920 e il regolo bretone, impiegato per la sua faciltà d’uso soprattutto sulle piccole unità, un’invenzione del 1979 del bretone Yvonnick Gueret, capitano di marina mercantile, insegnante di navigazione nello yachting. A Cras è riconosciuto il merito di aver dedicato la vita alla marina fino a divenire contrammiraglio, senza abbandonare l’altra sua passione, quella di autore di composizioni musicali ispirate dalla sua nativa Bretagna e, soprattutto, dai suoi viaggi per mare.

Per concludere qualche nota sul termine compasso. Derivato da compassare (dal lat. passus (con), nel senso di misura), misurare con precisione, un termine ormai scomparso, da cui compassato, detto di colui che agisce con eccessiva ponderazione, controllo, misurato. Oggi il termine compasso identifica quegli attrezzi a due aste impiegati per tracciare archi di cerchio o per rilevare una misura o eseguirla (compasso proporzionale). Noto pure come sesta, un termine in uso anche nella nautica, corrispondente alla sagoma di una parte (in genere le coste) di una barca.
Anticamente altro significato era quello assegnato a un fregio geometrico a linee curve, un rosone, un termine che nel Medioevo venne assegnato a quel particolare reticolato che ricopriva le carte portolaniche che in qualche modo ne ricordavano la forma. Per estensione il termine fu anche assegnato ai portolani, tra cui il più antico è proprio chiamato Lo Compasso de navegare (1250-1260). Nel ‘300 nella nostra penisola il nuovo strumento di orientamento, detto, prima bossola, poi bussola per il suo originario contenitore in legno di bosso, venne corredato di rosa, il compasso, termine che in altre marinerie (inglese, tedesca, olandese) è stato assunto ad indicare lo strumento intero (compass, kompass). I francesi adoperano indifferentemente boussole o compas.
Un’ulteriore curiosità riguarda lo strumento da disegno che mentre in italiano è sempre compasso, nella lingua inglese è divider lo strumento a due punte mentre compass è quello in cui una gamba è corredata di punta di matita per tracciare.

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