Pinaccia

Pinace, pinnace, pinas, termini rispettivamente francese, inglese e olandese, probabilmente derivati dall’antico spagnolo pinaça a sua volta dal latino pinus, il pino (il tipo silvestre molto diffuso nell’Europa centrale e settentrionale), un albero che cresce dritto, più facile da lavorare, meno costoso e più leggero della quercia.
L’uso del pino come materiale per la costruzione della maggior parte degli elementi di uno scafo può farsi risalire almeno al XIV secolo a cui appartengono i primi documenti dove compare il termine pinaça, indicativo di piccole ed agili unità a vela e a remi costruite in quella parte della Spagna che affaccia sul Golfo di Biscaglia. Saranno poi i popoli settentrionali, Svezia, Olanda, Danimarca, Francia, Inghilterra ed anche la Russia a realizzare nel corso del XVII sec. bastimenti a vela a due o a tre alberi, simili a un galeone, ma di più piccole dimensioni e più stretti, con poppa quadra e a un solo ponte, oltre la coperta, che assunsero le suddette denominazioni, equivalenti in italiano a pinaccia, pinea o pinazza, probabilmente per il tipo di legno impiegato che permetteva di ridurne i costi e il peso complessivo degli scafi o per il loro impiego in compiti navali leggeri, come esploratori, supporto ad altre unità, sorveglianza, ma anche come nave mercantile o da guerra veloce. Quindi più che una tipologia costruttiva il termine indicava un ruolo così come accadrà più avanti con la fregata.

Il gesuita Georges Fournier (1595 – 1652), geografo e matematico francese, dopo aver prestato servizio come cappellano militare navale su una nave di linea, si interessò di numerosi argomenti navali e nautici, dai venti e maree, ai porti, dalla pesca, al commercio marittimo, alla cantieristica navale e tanto altro che travasò in diversi trattati tra cui il celebre Hydrographie contenant la théorie et la pratique de toutes les parties de la navigation (un testo sulla pratica e teoria della navigazione), pubblicato nel 1643, fonte importante per la storia della marina nella prima metà del XVII secolo.
In tale trattato si legge: “Le pinaces sono piccoli vascelli lunghi e stretti, forti e leggeri, adatti per navigare in velocità e sbarcare gente a terra. Tipicamente costruiti in legno di pino, sono a vela e a remi”.

In questo tipo di costruzione si distinsero gli olandesi che li usarono nella flotta della Compagnia olandese delle Indie orientali (conosciuta con l’abbreviazione VOC, dall’olandese Vereenigde Geoctroyeerde Oostindische Compagnie). La VOC disponeva di due tipologie di unità: grandi navi, a più alberi a vele quadre, grossi galeoni e fluyt, impiegate per navigare dall’Olanda per l’Oriente e ritorno, denominati per l’appunto retourschip e galeoni più piccoli, inizialmente chiamati jacht, più leggere e veloci, per i traffici con l’India, Filippine, Giappone e continente asiatico. Erano altresì armate per contrastare le imbarcazioni dei portoghesi, inglesi e dei pirati locali. Tali unità, a partire dalla metà del ‘600 presero il nome di pinas.
Il termine fu poi assunto, nella marina inglese, dalle piccole barche trasportate su grandi navi, adatte per il servizio a terra degli ufficiali e delle merci e per esplorazione della costa, simili alle barcacce delle navi italiane. Tali imbarcazioni erano a remi (8 – 10 vogatori), eventualmente con albero, poco costose e leggere. In italiano note anche come spinaccia o spinaccione.

Da menzionare:
il Kalmar Nyckel, dall’omonima città svedese Kalmar e Nyckel (la chiave di Kalmar), una pinaccia costruita dagli olandesi e varata nel 1625 che circa 10 anni dopo attraversò l’Atlantico per dare la possibilità alla Svezia di costituire una colonia commerciale nel Nuovo Mondo. Nel 1997 venne varata una replica perfettamente navigante.

Una delle prime dettagliate descrizioni di una grossa nave a vela si trovano nel testo dell’olandese Nicolaes Witsen (1642-1717) Aeloude en Hedendaegse Scheepsbouw en Bestier (Costruzione e gestione navale antica e moderna ) del 1671, che riguardano proprio la costruzione di una pinas.
Su tale argomento è possibile consultare il sito olandese witsenscheepsbouw dotato di interessanti strumenti interattivi.

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